Tra i principali fattori che potrebbero plasmare e trasformare il mercato del lavoro globale entro il 2030 si annoverano la transizione economica, l’intelligenza artificiale, la frammentazione geoeconomica e le incertezze dello stesso panorama, più attuali che mai. Ecco perché, in un futuro sempre più prossimo, i lavoratori dovranno interfacciarsi con nuovi standard richiesti dalle aziende e con il concetto di reskilling.
Lavoro: cos’è il reskilling, definizione e differenza con l’upskilling
Per reskilling si intende una vera e proprio ristrutturazione delle proprie competenze, ossia il processo in cui i lavoratori sono in grado di svolgere un ruolo completamente diverso da quello di partenza, all’interno dello stesso nucleo lavorativo o anche all’esterno di esso, grazie all’acquisizione di nuove competenze. Il concetto di reskilling si discosta, invece, da quello di upskilling, ovvero l’aggiornamento delle competenze, delle skills: in questo caso non si acquisiscono nuove competenze, ma le si aggiornano, appunto, al fine di rendere il proprio lavoro più attuale ed efficace.
Lavoro: cos’è il reskilling e come cambierà il futuro dei lavoratori
Stando a quanto emerso nel Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, infatti: “In media, i lavoratori possono aspettarsi che due quinti (39%) delle loro competenze attuali saranno trasformate o diventeranno obsolete nel periodo 2025-2030”. La domanda riguardo le competenze richieste nel mondo aziendale sta evolvendo sempre di più e resta significativa la portata dell’aggiornamento e della riqualificazione dei dipendenti: “se la forza lavoro mondiale fosse composta da 100 persone, 59 avrebbero bisogno di formazione entro il 2030. Di queste, i datori di lavoro prevedono che 29 potrebbero essere riqualificate nei loro ruoli attuali e 19 potrebbero essere riqualificate e riassegnate altrove all’interno della propria organizzazione – spiega il report – Tuttavia, 11 difficilmente riceverebbero la riqualificazione o l’aggiornamento necessari, esponendo le loro prospettive occupazionali a un rischio sempre maggiore”.
Lavoro: cos’è il reskilling, il gap di competenze è un potenziale ostacolo per le aziende
Ben il 63% dei datori di lavoro identifica il gap di competenze un ostacolo importante nel periodo 2025-2030, stando a quanto emerso dal report: “Di conseguenza, l’85% dei datori di lavoro intervistati prevede di dare priorità all’aggiornamento delle competenze della propria forza lavoro, con il 70% che prevede di assumere personale con nuove competenze, il 40% che prevede di ridurre il personale man mano che le loro competenze diventano meno rilevanti e il 50% che prevede di far passare il personale da ruoli in declino a ruoli in crescita”.
Lavoro: cos’è il reskilling, le competenze più ricercate dalle aziende
L’indagine del World Economic Forum ha elencato le principali skills più ricercate dai datori di lavoro: in cima alla lista vi è il pensiero analitico, che è capacità di comprendere un problema o una situazione scomponendola in parti più piccole e analizzandole singolarmente, per poi ricomporre il quadro generale e trovare soluzioni efficaci: “sette aziende su dieci la considerano essenziale nel 2025 – sottolinea il Future of Jobs Report 2025 – Seguono resilienza, flessibilità e agilità, oltre a leadership e influenza sociale”. Sempre più richieste, inoltre, le competenze tecnologiche e informatiche: “Intelligenza artificiale e big data sono in cima alla lista delle competenze in più rapida crescita, seguite da vicino da reti e sicurezza informatica , nonché dall’alfabetizzazione tecnologica”.

