E adesso come la mettiamo? L’alzata di spalle un po’ snobistica di chi pensava che si trattasse di una bolla di sapone, di una manovra di etichetta o di un castello costruito sulla sabbia, adesso dovrà giocoforza ricredersi. L’Arabia Saudita avrà il Mondiale 2034, con buona pace di chi pensava che i petrodollari che hanno gonfiato i conti in banca dei Cristiano Ronaldo e dei Roberto Mancini fossero destinati a esaurirsi, almeno in termini di interessi.
Lo sport washing dell’Arabia Saudita e il radicamento nel calcio
Invece no, la politica di soft power del calcio e di sport washing per un Paese in cui i diritti umani non sembrano essere in cima all’agenda sociale, i suoi frutti li ha portati: gli investimenti milionari dell’ultima sessione di mercato, con tanti big del calcio europeo che hanno scelto Riad. Gli investimenti nel calcio italiano, con l’emblematica sponsorizzazione sulla maglia della Roma di Expo 2030 nella capitale saudita, guarda caso rivale proprio della città eterna nella corsa per la candidatura. E ancora, l’acquisizione di club come il Newcastle e un radicamento sempre più profondo in uno dei settori più identitari e strategici del Vecchio Mondo. Sì, l’Arabia sembra aver già vinto la propria partita, anche se è vero l’assegnazione formale del Mondiale 2034 deve pur sempre essere ancora ratificata.
Mondiali di calcio del 2034, Arabia Saudita unica candidata
Tutto sta nel ritiro della candidatura dell’Australia, che ha consentito all’Arabia Saudita di presentarsi come sola candidata al termine fissato dalle manifestazione di interesse, che scadevano con il mese di ottobre. Stando al criterio di rotazioni tra continenti, la Fifa era già propensa a scegliere l’Asia per la massima manifestazione sportiva planetaria del 2034 e ora agli organizzatori sauditi non resta che passare l’ultimo scoglio dell’ufficialità dell’incarico.
Nel dossier per ricevere l’ok definitivo sono presenti dei paletti entro cui muoversi: standard infrastrutturali con 14 stadi (di cui 4 già esistenti) con capienza da 40 a 80mila posti, legali (come la concessione di visti e di standard di sicurezza) e quelli sociali. La Fifa, infatti, nelle sue linee guida per il Mondiale 2034 chiede “impegni pubblici espliciti a favore della sostenibilità, dei diritti umani, degli appalti sostenibili e dell’azione per il clima”, nella prospettiva di un “miglioramento a medio-lungo termine” di questi requisiti.

