Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, meglio noto come Codacons, ha annunciato i dati aggiornati riguardo il costo delle tasse di soggiorno per i vacanzieri che soggiornano in Italia. Partendo da questo monitoraggio accurato, la nota agenzia stampa Adnkronos ha stilato una mappa delle tariffe richieste dai comuni dello stivale.
Tassa di soggiorno, cos’è
Si chiama tourist tax, tassazione dei flussi turistici ed è una formula piuttosto diffusa in tutto il mondo. L’Ufficio di Statistica del Ministero del Turismo con la pubblicazione dell’Analisi 2019-2021 dell’imposta di soggiorno e flussi turistici ha spiegato chiaramente cosa si intenda per tassa di soggiorno in Italia: “Nella declinazione nazionale, l’imposta di soggiorno è un tributo locale, applicata a carico di chi soggiorna (o pernotta) in una struttura ricettiva che si trova in un Comune, differente dal proprio Comune di residenza, in cui tale imposta è stata istituita. L’attuale forma del tributo è stata introdotta nell’ambito del processo di riforma per l’attuazione dei principi del federalismo fiscale inseriti nella Costituzione per mezzo di due norme: la prima è il decreto legge 31 maggio 2010 n. 783, valido solo per la città di Roma, la seconda è il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 234, contenente i principi che avrebbero definito i punti cardine dell’imposta di soggiorno oggi in vigore”.
Tassa di soggiorno, come funziona e gli incassi 2023 delle principali città italiane
Cresce di anno in anno la tassa di soggiorno nei comuni del nostro paese, secondo il Codacons, che ha registrato un picco di 702 milioni di euro nel 2023, segnando un +9,5% rispetto al 2022. L’imposta in questione, spiega il Codacons: “varia da 1 a 10 euro a ospite per notte, a seconda della località e della tipologia di struttura ricettiva, e i comuni che la applicano sono saliti dagli 11 del 2011, anno di reintroduzione del balzello, ai 1.013 del 2023. Roma, che applica una tariffa media di 5,5 euro, ha registrato lo scorso anno incassi stimati in circa 120 milioni di euro annui grazie alla tassa di soggiorno, e si prevede che il gettito arriverà a 180 milioni di euro entro il 2024. Venezia ha raccolto circa 38 milioni di euro nel 2023, Firenze 72 milioni di euro, che si prevede diventeranno 77 milioni a fine 2024”.
Tassa di soggiorno, dal mare alla montagna
Le località italiane sono sempre molto gettonate e prescelte dai turisti stranieri e non per passare le proprie vacanze, ma spesso non si guarda alle spese per la tassa di soggiorno. Dal mare alla montagna, ecco come cambia l’imposta di soggiorno sulle strutture ricettive italiane: in Sicilia, in particolare a Cefalù, un hotel 5 stelle lusso arriva a 5 euro a notte, 4 euro per il 5 stelle, 2,50 euro per 4 stelle e villaggi turistici, mentre si chiedono 2 euro per le altre categorie. In Puglia a Otranto, in provincia di Lecce, invece, si parte da un minimo di 1,50 euro per affitti brevi, B&B e campeggi, fino a un massimo di 3 euro per gli hotel. Sorrento, in Campania, poi, negli alberghi a 5 stelle si pagano 4 euro e, fino a 3 stelle nei campeggi e negli agriturismo 1,50 euro mentre nei B&B 3 euro.
Nel nord Italia la situazione non diverge molto: Cortina d’Ampezzo, che ospiterà le Olimpiadi invernali del 2026, propone una tassa di soggiorni di 5 euro a notte nelle strutture a 5 stelle, 4,50 euro negli hotel a 4 stelle e a scendere di 50 centesimi in 50 nelle altre sistemazioni. Tariffe minori a Courmayeur: si parte da 50 centesimi in alcune case per ferie ed 1 euro nei rifugi alpini per arrivare ai 4 euro degli hotel più ricercati.
Tassa di soggiorno, da Roma a Venezia passando per Firenze
Non da meno i prezzi delle tasse di soggiorno per i vacanzieri delle grandi città italiane: nella capitale, ad esempio, si pagano fino a 10 euro nei 5 stelle e più, per scendere a 7,50 nei 4 stelle e via via a 6 euro nei 3 stelle e in una gran varietà di strutture come le residenze turistiche alberghiere, B&B, guest house, case vacanze di 1a categoria e affittacamere di seconda categoria. Ma non solo: si pagano 5 euro per alberghi a 2 stelle e simili, fino a 3,50 euro per gli ostelli e nelle cosiddette ‘case del camminatore‘ ovvero le strutture ricettive situate lungo la rete dei cammini, mentre chi dorme in campeggi e villaggi paga ‘solo’ 3 euro.
Il capoluogo della Toscana, la bella Firenze, non pesa meno nel portafoglio dei turisti: 8 euro richiesti a persona dagli alberghi, residenze turistiche alberghiere e agriturismi a 5 stelle, 3,50 per alberghi a 1 stella e campeggi, passando per i 7 euro dei 4 stelle e residenze d’epoca. Scendono le tariffe per affittacamere e Bed and Breakfast imprenditoriali e non a 5,50 euro a notte. Cari anche gli ostelli e le case per ferie con euro a notte a persona.
Infine, la romantica Venezia, che ha appena concluso la prima fase di sperimentazione del biglietto di ingresso da 5 euro per i turisti e i cui risultati sono andati oltre le stesse aspettative del Comune. Stando alle prime stime, infatti, tra il 25 aprile e il 13 luglio, hanno pagato il contributo circa 440.000 persone, generando un incasso complessivo di 2,2 milioni di euro, contro una stima iniziale di 700mila euro. Fortunatamente, i turisti che pernottano a Venezia sono esentati dal pagamento del ticket d’ingresso, in quanto pagano già la tassa di soggiorno da 1,50 a 5 euro a persona a notte, previa registrazione sul portale della città.

