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«L’estate sta finendo» recitava una famosa canzone d’inizio Ottanta. E quando l’estate va in archivio una delle prime cose a cui si deve rinunciare sono i… gelati. E infatti, quel 13 ottobre del 1968, a un certo punto di gelati non ce ne saranno più per nessuno.

L’Europeo di Formula 2 e l’ordine perentorio di Enzo Ferrari

Mancano un paio di settimane alla gara di Campionato europeo di Formula 2 in Germania. La pista prescelta per il Gran Premio del Baden-Württenberg è quella di Hockenheim, la stessa dove nell’appuntamento di aprile era scomparso uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, e di sicuro il più forte di quel 1968: Jim Clark. Per preparare nel modo migliore la trasferta tedesca la Ferrari scende vicino a Roma sul circuito di Vallelunga, che all’epoca era poco più che un anello dove si correva in senso contrario a quello attuale. Da inizio stagione l’ordine di Enzo Ferrari era stato perentorio: «Voglio vedere vincere la mia Dino di Formula 2». Ma, fino a quel momento, di vittorie nemmeno a parlare, giusto qualche piazzamento che, nella filosofia del “Drake”, non conta nulla.

Tino Brambilla da Campagnano a Hockenheim

In quei giorni di prove sul circuito alle porte di Campagnano, Ernesto Brambilla, che qui chiameremo “il Tino” capisce che però la Dino 166 è a posto. Quando finiscono gli interminabili giri di prova si avvicina a Franco Gozzi, il braccio destro di Ferrari nonché capo spedizione in Germania, e senza giri di parole gli sussurra: «Se vengo io su dai crucchi, di gelati non ce ne saranno più per nessuno». Gozzi però sa che i piani sono diversi e che, su dai crucchi, la Ferrari vuole andarci con l’inglese Derek Bell e l’emiliano Mario Casoni, un gentleman dal piede pesante che non si è ancora deciso, e non lo farà mai, a passare al professionismo. E quindi, per non sapere ne leggere ne scrivere, “il Tino” ha spedito via posta la richiesta di partecipazione all’Automobile Club tedesco con a fianco del suo nome la scritta Brabham della scuderia Picchio Rosso. Invece Ferrari vuole il monzese sulla Dino 166 con il telaio 00010 e, complice la rinuncia di Casoni, “il Tino” parte con direzione Hockenheim lasciando a Monza la sua Brabham.

Tino Brambilla a Hokenheim per l’Europeo di Formula 2

Quel dannato gelato al cioccolato…

A metà ottobre nella pista a forma di banana ricavata nella foresta tedesca il tempo non è brutto. Non piove ne fa freddo, ma anche il sole non si fa vedere. Proprio come in quella tremenda giornata di aprile. Le qualifiche si chiudono con le due Dino rosse all’ottavo e decimo posto per quella che, a differenza della volta precedente, sarà una corsa unica e non divisa in due manche con somma di punti. Gozzi parla chiaro ai due, Bell e “il Tino”, spiegando loro che devono cercare di infilarsi nel probabile gruppo di testa. Inoltre, passando davanti ai box, non vedranno le consuete segnalazioni di posizione e distacchi. Tanto loro sapranno bene, lì e in tutto il resto del bosco, come sono messi. Tutto questo Gozzi lo chiarisce in riunione la domenica mattina ma, fra una frase e l’altra, deve fermarsi perché “il Tino” non è in forma. Un dolce consumato la sera prima, forse proprio un gelato al cioccolato, gli ha creato un’indisposizione allo stomaco che lo fa andare in bagno più del dovuto.

Le due Ferrari si inseriscono nel gruppo di testa

Parte la gara e come da accordi le due Rosse s’inseriscono nel gruppo che comanda. Al secondo giro però una Bmw va in testacoda e “il Tino” è costretto a uscire di pista per non centrarla. Quando rientra gli altri sono già andati via da soli, senza lui. Ai box, oltre al tempo perso per l’imprevisto, con il passare dei giri e con il distacco che aumenta a colpi di decimi pensano che il monzese stia “pagando” il dolce della sera prima. Ma, almeno nella testa del “Tino” le cose funzionano in maniera diversa. In prova non aveva volutamente staccato il tempo che avrebbe potuto, rallentando leggermente in alcune parti della pista che invece il giro dopo faceva in pieno. Come si fa oggi, sommando gli intertempi tutti avrebbero capito che lui era il più veloce. Ma nessuno lo aveva fatto e, anche questo “il Tino” lo sapeva.

L’ultima curva dell’ultimo Giro: la sorpresa del Tino Brambilla

Ultimo giro. In quattro passano in testa davanti ai box e si lanciano per i restanti sei chilometri e sette di gara. Fra loro c’è la 166 di Bell e, sporgendosi dal muretto, Gozzi con i meccanici incrociano le dita per l’inglese. Ma Bell e gli altri tre, Pescarolo, Oliver e Hart, pensano bene di darsi battaglia, più o meno come fanno i ciclisti mentre in lontananza sanno comunque che c’è il traguardo della Milano-Sanremo. Attendono che uno parta e a loro la volta, succhiandogli la ruota, sono convinti di batterlo sulla linea d’arrivo. Vincere per un centesimo o per dieci secondi cosa cambia? Sempre vittoria è. A Maranello Enzo Ferrari questo aspetta. Questo vuole da tempo.

Ultimo giro e ultima curva. Davanti a tutti, in controsterzo, il primo a uscirne per macinare i duecento metri rimasti è proprio “il Tino”. Li ha beffati tutti, stomaco compreso. Quando finisce la cerimonia della premiazione, mentre sta tornando al camion, si avvicina a Gozzi e ancora una volta sussurrando alla sua maniera, gli conferma che «L’avevo detto che non ce n’erano più di gelati».
Enrico Mapelli