Piove. Tanto, maledettamente tanto. Nel giorno meno opportuno per farlo. La mattina del 24 ottobre le nuvole sono basse, piene d’acqua e nascondono alla vista dei presenti il vulcano più famoso del Giappone, il Fujiyama. Per i giapponesi è una delle tre montagne sacre del paese, oltre ad essere la vetta più alta. Ma questo interessa poco alle decine di migliaia di spettatori, la gran parte con i classici occhi a mandorla, che si sono radunati al Fuji International Speedway. A loro interessa sapere se la gara, la prima di livello mondiale a quattro ruote nel Paese del Sol levante, si correrà o meno. Dopo due giorni di sole ecco che la notte fra sabato e domenica il meteo cambia. Anche la scena cambia totalmente. Se prima piloti, team manager, giornalisti, e soprattutto organizzatori locali, erano concentrati sui propri pensieri, ora c’è da capire se andarci in scena o abbandonare il palco.

Formula 1, Giappone: la prima gara, la più importante, ostaggio del meteo
Ma qual è il titolo della recita in cartellone questo 24 ottobre 1976? Gran Premio del Giappone di Formula 1. Sottotitolo, la sfida dell’anno. Una stagione piena di imprevisti su cui spicca il rogo in Germania nel primo giorno d’agosto. All’uscita di una curva sperduta del Nürburgring il favorito numero uno alla vittoria finale, Niki Lauda, rischia di morire dentro la sua Ferrari. Poco più di un mese più avanti ecco l’austriaco rinascere dalle proprie “ceneri” e tornare in pista. Per dire a tutti che lui non si arrende e vuole riconfermarsi il migliore di tutti. Intanto però un biondo ragazzotto inglese dal piede pesante, e così grande da dover tagliare la punta delle scarpe, lo sta insidiando nel tabellino dei marcatori a colpi di vittorie e punti conquistati. Il suo nome è James Hunt.

Le Formula 1 al Fuji, i diritti tv internazionali e l’asfalto adatto a motoscafi
Ma quello che è capitato fino al 23 ottobre è solo il passato. Ora, sotto le tettoie ondulate dei box giapponesi, c’è da decidere cosa fare oggi. Corriamo? Torniamo in albergo? Rimandiamo a dopo o a domani? Ognuno dice la sua. Chi con ragioni da vendere e chi con diritti già venduti. Quelli televisivi per intenderci. Perché il piccolo ma abile Bernie Ecclestone, che gestisce sempre meno la sua Brabham e sempre più l’intero pacchetto di Formula 1, ha chiuso contratti vantaggiosi con le emettenti di tutto il mondo, RAI e BBC in prima fila. Ma non può dir loro: scusate ma oggi piove e non corriamo. I due attesi protagonisti si defilano dall’imporre il loro comprensibile volere.

Lasciano ad altri l’incombenza di decidere. Ognuno rintanato dentro le tante Rolls-Royce che i giapponesi hanno messo a disposizione a ognuno, attendono che si faccia chiarezza frale nuvole basse e le carte federali. Ogni tanto Lauda abbassa il finestrino per sentirsi dire da qualche collega di star tranquillo in macchina, al caldo, che con queste condizioni al massimo possono correre solo i motoscafi non monoposto da trecento all’ora. Il ferrarista attende ma ad un certo punto capisce che non è proprio così, che alla fine di questa fiera surreale si correrà, e toccherà anche a lui farlo. Controvoglia ma dovrà farlo.
Le nuvole sul vulcano e la sfida tra Hunt e Lauda
Ai lati della bocca del vulcano le nuvole non si spostano. Si scaricano del loro peso e più tardi saranno completamente vuote, ma per ora continuano a piangere gocce. Intanto, nel caldo delle case di prima mattina, in Europa milioni di televisori, quasi tutti ancora in bianco e nero, rilasciano immagini poco definite che amplificano ancor di più lo stato precario di una pista sovrastata da questa montagna sacra, sperduta in una regione che molti non sanno individuare nemmeno sugli atlanti della propria libreria. Però, pur in ritardo, la decisione è arrivata. Tutti in pista, si parte.

Bernie stesso spinge i piloti dentro le venticinque auto schierate sull’asfalto fradicio del Fuji. Hunt, che deve recuperare quattro punti su Lauda, deve salire sul podio a tutti i costi mentre il Campione del mondo non deve portarne a Maranello nemmeno uno di questi fatidici punti. Pronti, via. Partiti. Secondo giro, Hunt è al comando e Lauda è ai box. L’inglese continua, l’austriaco no. Scende dalla sua 312 T, dice a Forghieri che non lui non è tipo da scuse. La sua Ferrari è a posto ma non il pilota che la guida e quindi si assume l’impopolarità della decisione di ritirarsi. Saluta, ringrazia tutti e prende un taxi con destinazione aeroporto. Del Giappone bagnato ne ha piene le tasche. Intanto Hunt continua a comandare la corsa mentre alle spalle sta rinvenendo alla grande un mago della pioggia, il brianzolo Vittorio Brambilla. Fino al momento in cui finalmente la sua March arancione supera la McLaren biancorossa dell’inglese ma pochi metri dopo va in testacoda. Nemmeno la statistica di aver fatto un giro in testa…

La fuga di Lauda in taxi e il titolo mondiale a Hunt
Mentre Lauda e la fida Marlene ascoltano la radiocronaca sul taxi, Hunt continua ad avere in tasca il Mondiale. Nel frattempo le nuvole si sono asciugate, loro non hanno più acqua e le gomme in pista non hanno più battistrada. Gli pneumatici della decina di piloti superstiti iniziano a sfaldarsi, e fra queste gomme nere e tonde anche l’anteriore sinistra di Hunt si arrende perché non ne ha più. Box, non c’è altra soluzione. L’inglese entra in corsia come una furia, sa che si sta giocando il titolo ma non capisce a fondo la situazione. Mezzo minuto e poi la biancorossa numero 11 torna fuori. Ora che però il biondo driver britannico è sceso al quinto posto il titolo Piloti è sul taxi lanciato verso l’aeroporto.

Dal cruscotto del taxi il segnale radio non esce più chiaro come prima e dentro la berlina giapponese Lauda non capisce cosa sta succedendo sull’anello alle pendici del vulcano caro ai nipponici. Ultimo giro. Regazzoni, quarto con l’altra Ferrari è in difficoltà mentre invece non lo è Jones, terzo con la britannica Surtees. Eppure tutti e due in poco tempo vengono superati da Hunt che agguanta il gradino più basso del podio e il risultato più alto della classifica. Il taxista è riuscito a risintonizzare la sua autoradio giusto in tempo per comunicare, in inglese, all’illustre passeggero che sulle pendici della montagna sacra ai giapponesi un inglese è il nuovo Campione del mondo di Formula 1.
Lauda e Hunt, quella sfida rivissuta nel film Rush
Fine ottobre di molti anni dopo. Due ragazzi, un tedesco e un australiano, hanno indosso le tute di Hunt e Lauda. Stanno interpretando quei momenti agli ordini di un regista americano. Per le scene finali del film Rush bisogna trovare nuvole che non ci sono. Ma nel cinema tutto è artificiale, anche la pioggia. E solo così, con questa finzione, molti spettatori riescono a vivere quelle ore che, nel caldo mattutino delle case europee, alcuni di noi hanno vissuto in bianco e nero un 24 ottobre di quasi mezzo secolo fa…
Enrico Mapelli

