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Metà novembre. Brina alla mattina, sole tiepido al pomeriggio, foschia con il buio. E freddo, tanto freddo. Una volta l’autunno era questo, più di oggi dove il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. Se poi questo clima lo si trova all’interno del parco cintato più grande d’Europa, ecco che il gioco è fatto. Siamo al Rally dell’Autodromo, e l’autodromo è quello di Monza.

Novembre 1979, in autodromo a Monza la nascita del Rally

Metà novembre del 1979, per l’esattezza sabato 17 e domenica 18, seconda edizione di una competizione, senza alcun titolo in palio, nata quasi per caso dodici mesi prima e che a quasi cinquant’anni di distanza è ancora in cartellone. La concomitanza con la prova iridata del Mondiale, il famoso e temuto RAC inglese, priva gli organizzatori monzesi della presenza di alcuni piloti di punta con le loro auto di prima fascia. Ma però non c’è da lamentarsi, perché sia Lancia che Alfa Romeo e Fiat fanno arrivare in Brianza mezzi di prim’ordine quali Stratos, Alfetta e 131 Abarth. Con loro anche una Ferrari. Non è ufficiale e quindi non arriva direttamente da Maranello, ma l’ha preparata, in Veneto, Michelotto. E questo, nell’ambiente delle corse, è già sinonimo di garanzia.

Michelotto, Tony Fassina e Alén: in autodromo, spazio ai protagonisti

Sessanta sono gli equipaggi che sabato mattina si presentano ai cancelli d’ingresso pista per le ricognizioni. Tutti in fila, al freddo, per saggiare i due “pavimenti”, l’asfalto che troveranno ogni qualvolta imboccheranno lo Stradale, passeranno nel raccordo Junior o s’infileranno nell’anello d’Alta Velocità, sopraelevate comprese. E poi lo sterrato degli innumerevoli vialetti interni, farciti di cancelli traditori. Come quello che l’anno prima era costato caro al pilota più forte al mondo di quel 1978, Markku Alén.

Ma, nemmeno il tempo di iniziare la gara che c’è già il primo colpo di scena. La vettura con il pettorale numero 1, forse la favorita, di certo una sicura protagonista, è fuori causa. La Lancia Stratos dei neo Campioni italiani, “Tony” Fassina e Mario Mannucci, viene quasi decapitata da un cavo d’acciaio che àncora un guard-rail delle tante chicane artificiali disseminate lungo il percorso. Verrà sistemata alla bell’e meglio, come un calciatore con la fasciatura in testa che non vuol lasciare il campo. In effetti le riparazioni funzionano e la Stratos domina la prima parte di gara. Poi, lo stesso cancello di Alén, rovina una sospensione e addio sogni di gloria.

Cola profeta in patria, ma la sorpresa è il Cavallino di Pinto

Quando la Stratos numero 1 alza bandiera bianca ci sono le altre, fra cui quella del villasantese Alessandro Cola a prendere il suo posto fra le aspiranti al titolo di reginetta del Parco. Ma davanti a tutti si è piazzata la Ferrari 308 di Lele Pinto, un veterano dalle mille battaglie, navigato magistralmente da Fabio Penariol. Sabato sera è questo l’equipaggio che va a dormire in uno degli alberghetti delle Brianza al primo posto della classifica. In pochi l’avevano predetto, in molti lo speravano, perché dopo due anni di tentativi una Ferrari in testa fa bene al mondo dei rally.

Domenica mattina. Freddo, brina ovunque, e un terzo dei concorrenti in meno rispetto a ventiquattr’ore prima. Cola tenta il tutto per tutto per recuperare terreno sulla 308 ma, proprio mentre ci stava riuscendo, sbatte e deve salutare la compagnia. Pinto ha la vittoria in mano, deve solo gestire il discreto vantaggio accumulato sulla 131 di Attilio Bettega. Ma il suo cambio non la pensa così è comincia ad andare in pezzi. All’assistenza i tecnici di Michelotto gli tolgono seconda e terza, e in un rally non è proprio l’ideale saltare dalla prima direttamente alla quarta…

La prima assoluta di una Ferrari nel mondo del rally

A denti stretti Pinto usa tutta la sua classe e nel tardo pomeriggio alla fine chiude al comando il Rally dell’Autodromo, ma soprattutto regalando al Cavallino il primo trionfo assoluto in questo tipo di gare così poco usuali per le Ferrari. Fra l’altro, cosa da sottolineare, la vittoria si concretizza su quello stesso asfalto, sterrato a parte, che due mesi prima aveva fatto da teatro ad una delle imprese più importanti, e ancor oggi rimpiante, per la Casa modenese. Con la doppietta nel Gran Premio d’Italia, primo Jody Scheckter, secondo Gilles Villeneuve, i titoli Piloti e Costruttori in Formula 1 erano cosa fatta.
La mattina di lunedì 19 novembre una telefonata parte da Maranello con destinazione Padova, Officine Michelotto, e non c’è bisogno di spiegarne il contenuto…
Enrico Mapelli